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L’AI premia la credibilità. E le media relations tornano protagoniste

L’intelligenza artificiale cambia il modo in cui troviamo le informazioni. Le media relations continuano a determinare quali informazioni meritano di essere trovate

Negli ultimi anni il dibattito sul futuro della comunicazione è stato dominato dall’ascesa dei social media, della creator economy e, più recentemente, dell’intelligenza artificiale generativa, alimentando la percezione che strumenti tradizionali come l’ufficio stampa e le media relations fossero destinati a perdere progressivamente centralità, sostituiti da nuovi canali e modelli di produzione dei contenuti.

L’evoluzione dell’AI sta però delineando uno scenario diverso. Più aumenta la capacità delle tecnologie di generare contenuti, più cresce il valore di ciò che queste tecnologie non possono creare autonomamente: credibilità, autorevolezza e fiducia. È proprio questo cambiamento a riportare le media relations al centro delle strategie di comunicazione, non come un “ritorno al passato”, ma come leva sempre più strategica per costruire reputazione nell’ecosistema digitale.

L’intelligenza artificiale cambia il modo di accedere alle informazioni, non il valore delle fonti

L’intelligenza artificiale generativa sta modificando profondamente il modo in cui aziende, professionisti e consumatori cercano informazioni. Sempre più spesso accanto ai motori di ricerca tradizionali, gli utenti si rivolgono direttamente a strumenti come ChatGPT, Gemini, Claude o Perplexity per ottenere risposte, approfondimenti e raccomandazioni.

La qualità delle informazioni che questi strumenti restituiscono dipende direttamente dalla disponibilità di contenuti affidabili, pubblicati da fonti riconosciute e autorevoli.

Il tema quindi non è soltanto essere presenti online, ma esserlo nei contesti che contribuiscono a costruire autorevolezza. Una citazione su una testata giornalistica qualificata, un’intervista a una spokesperson aziendale o un articolo di approfondimento pubblicato da un media di settore non generano esclusivamente visibilità: contribuiscono a rafforzare il patrimonio reputazionale del brand, aumentando la probabilità che venga riconosciuto come una fonte credibile anche all’interno del nuovo ecosistema informativo alimentato dall’AI.

In questo scenario, gli earned media assumono un significato ancora più ampio. Tradizionalmente, sono stati considerati il risultato di una buona attività di media relations: la copertura ottenuta da giornalisti e testate indipendenti senza ricorrere a investimenti pubblicitari. Oggi il valore degli earned media cresce ulteriormente, perché contribuiscono ad alimentare quell’ecosistema informativo da cui anche gli strumenti di AI ricavano contesto, autorevolezza e punti di riferimento. In altre parole, una buona copertura stampa non genera soltanto visibilità, ma diventa uno degli elementi che alimentano il capitale di credibilità di un’organizzazione.

Più contenuti, più valore alla qualità

L’intelligenza artificiale ha reso la produzione di contenuti più rapida, accessibile ed economica. Oggi è possibile realizzare articoli, immagini, video o report in tempi estremamente ridotti rispetto al passato. Questa democratizzazione degli strumenti porta con sé un effetto inevitabile: la crescita esponenziale del numero di contenuti disponibili.

In un panorama sempre più affollato, il fattore realmente distintivo non sarà quindi la quantità delle pubblicazioni, ma la loro qualità e autorevolezza. A fare la differenza saranno sempre di più contenuti originali, supportati da dati, competenze e punti di vista riconoscibili, capaci di offrire un contributo concreto al dibattito.

È un principio di cui i professionisti delle PR si avvalgono da sempre: ottenere copertura mediatica non significa semplicemente diffondere informazioni, ma costruire storie rilevanti, notiziabili e coerenti con gli interessi delle redazioni e delle rispettive audience. Una competenza che, nell’era dell’AI, acquisisce un valore ancor più significativo.

Le media relations come il motore della credibilità

L’intelligenza artificiale è già oggi un valido supporto per numerose attività operative: analizza dati, monitora le conversazioni online, suggerisce titoli, sintetizza documenti e aiuta nella produzione di contenuti. Ma ciò che non può sostituire è la capacità di costruire relazioni di fiducia.

La reputazione continua infatti a svilupparsi attraverso il dialogo tra persone: tra un’organizzazione e i propri stakeholder, tra un’azienda e i giornalisti, tra un portavoce autorevole e i media di riferimento.

Le media relations mantengono quindi un ruolo centrale perché consentono di trasformare competenze, dati e visione strategica in contenuti che abbiano reale valore informativo. Non si tratta semplicemente di ottenere una pubblicazione, ma di contribuire in modo qualificato alla conversazione pubblica su un determinato argomento e in uno specifico settore.

È questo processo che alimenta la reputazione nel tempo e che rende le relazioni pubbliche uno strumento difficilmente sostituibile dalla sola automazione.

Un’evoluzione confermata dai dati

Anche l’ultimo report The State of PR 2026 pubblicato da Muck Rack evidenzia come le media relations continuino a rappresentare una delle principali responsabilità dei professionisti delle relazioni pubbliche, nonostante la crescente diffusione dell’intelligenza artificiale nelle attività quotidiane. Parallelamente, LinkedIn si conferma la piattaforma social ritenuta più strategica per il lavoro di PR, indicata da circa l’80% degli intervistati.

Si tratta di un ulteriore dato particolarmente significativo. LinkedIn è infatti il punto d’incontro tra thought leadership, networking professionale, comunicazione corporate e distribuzione di contenuti autorevoli. La sua crescita non sostituisce il ruolo della stampa, ma lo integra all’interno di un ecosistema in cui earned media, owned media e social media lavorano sempre più in sinergia.

Per le aziende, questo significa che le attività di ufficio stampa non possono essere considerate iniziative isolate, ma aspetti che dialogano costantemente tra content strategy, presenza digitale, SEO e posizionamento reputazionale complessivo.

Dalla copertura mediatica alla costruzione di autorevolezza

Per molti anni il valore delle media relations è stato misurato principalmente in termini di visibilità: numero di articoli pubblicati, audience raggiunta, share of voice o copertura media.

Questi indicatori restano importanti, ma non sono sufficienti a descrivere il contributo strategico delle PR.

Ogni articolo pubblicato su una testata autorevole rafforza infatti la percezione del brand presso clienti, partner, investitori, stakeholder e opinion leader. Allo stesso tempo, contribuisce ad alimentare quell’insieme di contenuti qualificati che costituiscono il patrimonio informativo da cui anche gli strumenti di intelligenza artificiale attingono per elaborare le proprie risposte.

In altre parole, una strategia di media relations efficace non produce soltanto notorietà, ma consolida l’autorevolezza del brand attraverso tutti i principali punti di contatto.

Lo storytelling che costruisce fiducia

Ogni innovazione tecnologica modifica gli strumenti, ma rende ancora più preziose le competenze che non possono essere automatizzate.

La capacità di individuare una notizia, interpretare il contesto, costruire relazioni solide con i media, trasformare dati e competenze in storytelling credibili e tutelare la reputazione nel lungo periodo continuerà a rappresentare il vero valore aggiunto delle relazioni pubbliche.

L’intelligenza artificiale continuerà a evolversi, così come cambieranno gli strumenti con cui cercheremo e produrremo informazioni. Ciò che difficilmente cambierà è il valore della credibilità. Per questo motivo le media relations non rappresentano un’eredità del passato, ma una delle competenze più strategiche per il futuro della comunicazione.

 

Articolo a cura di Silvia Asperges

 

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