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La ricerca SMaASH 2.0™ svela tutte le opportunità e gli errori sui social media delle aziende americane del settore automotive

Seguendo l’evoluzione degli scenari, i professionisti delle Relazioni Pubbliche hanno da tempo iniziato ad integrare gli Influencer (blogger, utenti social, Youtuber, Instagramer, etc) all’interno delle proprie campagne e flussi di comunicazione, prestando sempre più attenzione ai canali social. E’ infatti fondamentale, per chi fa il nostro mestiere, saper supportare i Clienti con efficaci strategie di Social e Digital PR. I Brand si trovano infatti oggi ad affrontare una grande sfida: riuscire ad emergere, conquistare e mantenere l’interesse dell’audience, differenziarsi in mezzo al grande volume di informazioni generate e distribuite quotidianamente attraverso la Rete.

Nel precedente post, avevamo analizzato gli errori commessi, anche sui social, da Volkswagen nella gestione del #Dieselgate. Oggi, ospitiamo un’interessante ricerca del nostro PRGN partner Bianchi Public Relations che analizza il comportamento e gli errori dei 25 principali OEM nordamericani del settore automotive nella gestione delle proprie pagine social

Se i principali fornitori OEM (original equipment manufacturer) nordamericani hanno fatto molti progressi nell’uso dei canali social, sono ancora molte le aziende che perseverano in errori critici che limitano l’efficacia dei loro sforzi, secondo quanto rivela la seconda ricerca annuale condotta da Bianchi Public Relations, Inc., agenzia PR specializzata nei settori B2B e automotive. Lo studio Social Media and Automotive Supplier Habits 2.0TM (SMaAsh 2.0TM) ha analizzato l’uso delle principali piattaforme di social networking (Facebook, Twitter, LinkedIn) e content community (YouTube) da parte dei 25 maggiori fornitori OEM nordamericani nei primi sei mesi del 2015. “I risultati della nostra ricerca SMaAsh 2.0 indicano che i principali OEM nordamericani del settore automotive hanno compiuto significativi passi in avanti con i social media nell’anno appena trascorso, aumentando la loro attività di posting del 144% e più che triplicando il loro seguito”, commenta James A. Bianchi, presidente dell’agenzia. “Eppure, nonostante questi progressi, le opportunità da cogliere sono ancora tante”.

Immagine Bianchi

I risultati dello studio SMaASH mostrano che:

  • LinkedIn è l’unico social network in cui sono presenti tutti i 25 principali fornitori del settore automotive ed è generalmente la piattaforma in cui hanno ottenuto il maggior seguito (una media di oltre 110.000 follower)
  • Facebook è il social network in cui la media dei follower è cresciuta di più quest’anno, con un incremento del 1177% rispetto al 2014 (i follower su LinkedIn sono cresciuti del 268% e del 151% su Twitter, mentre gli iscritti ai canali aziendali su YouTube hanno segnato un +115% sul 2014)
  • Twitter è rimasto il principale canale per i fornitori di automobili in termini di volume di post, con il 45% di condivisioni, leggermente in calo rispetto al 48% del 2014. Mentre è LinkedIn il social che segna il maggior rialzo, col 23% di share contro il 19% dell’anno precedente. Il 68% dei post su Facebook, Twitter e LinkedIn nel 2015 comprendeva anche elementi visivi, in crescita rispetto al 57% del 2014

Bianchi, interpretando i risultati dello studio SMaAsh 2.0, ha individuato i cinque principali errori “social” dei fornitori OEM:

  1. Gli OEM condividono una percentuale ancora troppo ridotta del proprio media coverage. Nonostante la copertura da parte degli organi di stampa più prestigiosi sia ancora considerato il contenuto più credibile, i post ad esso relativi sono scesi quest’anno al 4,3% dal 6,5% del 2014 al
  2. Ancora troppi post autopromozionali. Nonostante i comportamenti virtuosi in quest’ambito siano aumentati, passando dal 36% al 47% anno su anno, c’è ancora molto da fare per raggiungere la soglia, indicata dagli esperti, del 75% di contenuti non autopromozionali.
  3. Molti post sono ancora privi di elementi visivi. Se è vero che l’uso di elementi visivi nei post degli OEM è cresciuto dal 57% del 2014 al 68% del 2015, quasi un terzo dei post ancora ne è privo, nonostante sia stato dimostrato che incrementano l’engagement in modo significativo.
  4. LinkedIn è ancora poco utilizzato. Fra le quattro piattaforme esaminate, LinkedIn è quella che garantisce ai brand oggetto di questa ricerca la quota maggiore di pubblico (in media oltre 110.000 follower). Eppure, la frequenza degli aggiornamenti su questo canale è di gran lunga inferiore a quella su Twitter, sebbene i follower di Twitter siano appena il 7% di quelli su linkedIn.
  5. Molti brand sembrano non seguire una strategia pianificata sui social media. Impostare un calendario editoriale per le pubblicazioni sui social può aiutare le aziende a postare con una maggiore frequenza, nonché a costruire e a mantenere la propria base di follower. Inoltre, grazie ad una migliore pianificazione si può anche gestire meglio il tempo e riuscire ad adattare i post a ciascuna piattaforma anziché limitarsi a distribuire lo stesso contenuto in modo indifferenziato attraverso tool quali ad esempio Hootsuite.

La ricerca ha inoltre mostrato che, considerando le quattro le piattaforme esaminate:

  • Il numero complessivo di follower è arrivato a 178.000, registrando un incremento del 363% rispetto all’anno precedente.
  • La media di aggiornamenti mensile (58,6) è più che raddoppiata rispetto alla 2014 (26,9 post)
  • La condivisione di video è anch’essa raddoppiata rispetto allo scorso anno

“Guardando ai dati di settore analizzati nello studio SMaASH 2.0, gli OEM possono confrontare i propri sforzi sui social con uno standard di riferimento e progettare una strategia per incrementare la loro efficacia e l’engagement”, commenta Bianchi. “Nella maggior parte dei casi, ciò non richiederà una grande ristrutturazione, ma soltanto un’analisi più attenta della target audience e degli obiettivi, alcune correzioni in corso d’opera e una pianificazione proattiva. Ad una maggiore dimestichezza ed abilità degli OEM con le diverse piattaforme social, si abbina anche una loro più efficace integrazione con i vari progetti di comunicazione interna ed esterna”.

Per maggiori informazioni sullo studio, visita www.bianchipr.com.

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